Istruzioni per trovarmi
Mi chiedo perché non parlo. Come se il silenzio fosse davvero vuoto. Eppure io lascio tracce ovunque. Nelle frasi che interrompo a metà. Negli "sto bene" scritti troppo in fretta. Nei messaggi che cancello prima di inviarli. Nelle poesie che nessuno pensa di leggere come richieste d'aiuto. Ho imparato a parlare così. Perché ci sono dolori che non escono dalla bocca. Escono dagli spazi. Dalle assenze. Dalle parole che cambiano ordine pur di non dire il loro nome. Ogni volta mi convinco che qualcuno vedrà. Che noterà quanto tremano le cose che non dico. Che raccoglierà uno di quei fili che lascio apposta lungo la strada. Invece passano. E ogni passo ha il rumore di una porta che si richiude. Non li incolpo. Nessuno ha il dovere di conoscere una lingua che non gli hanno mai insegnato. Ma fa male. Fa male lasciare il cuore in piccoli indizi, e scoprire che per gli altri erano soltanto dettagli. Così continuo a nascondermi dentro parole che sperano di essere trovate. Come una lettera senza indirizzo. Come un'emergenza scritta con un inchiostro che solo io riesco ancora a vedere.
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