Il peso delle mani leggere
Ho timore d’avvicinarmi, non per ciò che potrei ricevere, ma per quanto potrei lasciare in mezza ombra. Le mie mani sanno farsi più gravi di quanto vorrei, pur nascendo per il tocco lieve; e le parole, mosse da gentilezza, si incrinano nel venire alla luce e restano negli altri quali spine mute. Così mi trattengo, un passo discosta dal cuore delle cose, come chi ama il mare con dedizione ma ne teme l’impeto quando l’onda si fa troppo alta. Perché vi sono anime come la tua, degne soltanto di quiete, ed io pavento d’essere tempesta anche quando vorrei soltanto farmi arco di colore dopo la pioggia. Allora raccolgo in me ogni slancio: la vicinanza, il tepore, il gesto appena nato. Non per freddezza, ma per una cura che sa di rinuncia. E nel silenzio mi domando, piano, se sia più giusto restarti lontana o restare, e apprendere, con pazienza, l’arte sottile di non ferire.
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