Giorgio a Ippolita
Tu mi sei ignota come qualunque altra creatura umana. Chiudi dentro di te un mondo per me impenetrabile, e la più ardente passione non mi aiuterà a penetrarlo. Delle tue sensazioni, dei tuoi sentimenti, dei tuoi pensieri, io ne conosco solo una minima parte. La parola è un segno imperfetto. L’anima è intrasmissibile. Tu non puoi darmi la tua anima. Anche nella più alta ebbrezza noi siamo due, sempre due, separati, estranei, interiormente solitari. Io bacio la tua fronte, e sotto la tua fronte si muove forse un pensiero che non è il mio. Ti parlo, e forse una mia frase ti risveglia nello spirito un ricordo d’altri tempi, non del mio amore. Io domando: io ti domando: a che pensi? Tu mi rispondi: a che pensi? Io non so il tuo pensiero; tu non sai il mio. Il distacco si fa sempre più profondo; diventa un abisso. E il guardare in quell'abisso è un'angoscia così forte che, per una specie di istinto cieco, io mi getto sul tuo corpo, ti stringo, ti soffoco, impaziente di possederti. La voluttà è alta, come non mai. Ma quale voluttà può compensare l'immensa tristezza che è sopraggiunta? -D'Annunzio : il trionfo della morte 1894
Poetry Books 50% Off
Bestselling collections from top poets
