domina naturae
Nel mattino radioso d'un tepido Aprile, ove l'aura dorata accarezzava la terra, il mio sguardo errante si posò su una dolce creatura Ella, pallida in viso come seta Immacolata, portava negli occhi il gelo d' una muta sofferenza ancor non riconosciuta mentre i suoi passi lievi la conducevano verso il silente suol del solenne eremo, lunghe trecce dorate, ondeggianti con il sospirar del vento, cadevano a velar il prospero seno, castamente cinto da una leggiadra trama purpurea di lino con ventre chino e grazia incerta ella protendeva l'arco del suo braccio verso un fiore di genziana , tremante sotto il sussurro della brezza che dolcemente incideva il suolo come un respiro di vita. Nascosto tra le fronde di rosei arbusti vi era il mio essere uomo solo e di nota insofferenza di cui il mirar assente vi è sola virtú rimasta. Salvami o dea salvami o dea della natura che porgi cautamente colle mammelle rigide il tuo latte acerbo per lenire il mio animo stanco e inetto
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